Nome: eva educatrice, insegnante, bravissima truccabimbi, fotografa da 4 soldi, artista incompresa, sarta mancata, lettrice vorace... una vera donna di spessore :-)
io, durante l'adolescenza, ero proprio un rutto.
ma brutta forte.
un vero capolavoro di madre natura: permanente a mo di barboncino, sopraccigliona alla marrabbio, taglia 54 e 65kg di morbidezza per un metro e mezzo spaccato.
e oltre a tutto ciò, mi portavo appresso un bel po' di inibizioni e un sacco di paure.
proprio come le arzille bimbette d'oggi.
proprio.
l'altro giorno, con profedimate, abbiamo curiosato tra i profili di qualche alunna su un noto social network.
sarà l'età avanzata, sarà che ormai mi sono fossilizzata come un dinosauro del giurassico, sarà quel che sarà, ma vedere queste ragazzine con i denti da latte ammicanti davanti all'obiettivo, in abbigliamento da spogliarelliste rumenish e in pose po-porno a noi c'ha creato non pochi scompensi.
personalmente, ho ancora i brividi: minorenni in carriera navigate come delle vere e proprie professioniste del settore caricano in bella vista le loro immagini, inconsapevoli dei pericoli del web (e del mondo, in generale).
mica sono gelosa eh... proprio in questi giorni ho avuto anch'io il mio momento di notorietà: sui muri dei bagni dei maschi sono stata apostrofata con una lista di epiteti beceri e triviali, degni delle scritte dei cessi di un autogrill.
ovviamente i vili colpevoli di questo lavoretto a più mani sono ancora in giro a piede libero e se la stanno ghignando bellamente sotto i baffi.
dire che sono incazzata è un eufemismo.
credo sia nausea, niente più.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
da piccola sognavo di diventare parrucchiera. nei temi scrivevo che volevo fare la parrucchiera e a mia madre rompevo le palle perchè volevo fare la parrucchiera.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
ho scelto di frequentare un liceo scientifico con sperimentazione linguistica, ma solo perchè alle medie ero brava in matematica e il mio sogno era poter tradurre le canzoni dall'inglese all'italiano. due piccioni con una fava. alla maturità ho portato inglese di prima e filosofia di seconda. obiettivo raggiunto al 50%.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
per accontentare i miei genitori, ho provato il test d'ingresso a giurisprudenza: non l'ho passato, mi sono iscritta alla facoltà che avevo scelto io, poi sono stata ripescata a giurisprudenza, ho omesso questo piccolo particolare non rivelando la botta di culo ai miei e ho continuato a studiare pedagogia, filosofia, psicologia, sociologia, didattica, storia, antropologia.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
mentre studiavo per laurearmi, mi sono diplomata all'istituto magistrale, ma la mia carriera alla scuola elementare è durata poco: qualche supplenza, qualche buco da riempire, qualche soldino per pagarmi la benzina.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
quando mi sono laureata, ho frequentato un master per dottorone in pedagogia, dal titolo altisonante, che prometteva una fulgida carriera nel campo dell'imprenditoria dell'educazione, nonchè la possibilità di aprire strutture per l'infanzia all'avanguardia.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
mentre mi stavo crogiolando su una sassosa spiaggia croata, la scuola professionale dove tuttora lavoro mi ha chiamato. disoccupata e senza il becco di un quattrino, ho accettato il lavoro di insegnante di sostegno rendendomi conto, giorno dopo giorno, che l'università non mi aveva insegnato a muovermi nel mondo e capendo che, in quello stesso mondo, per sopravvivere dovevo stringere i denti, battere i pugni e sgomitare.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
non la volevo fare nemmeno quando il direttore della mia scuola si è svegliato un giorno con il chiodo fisso di volermi come insegnante di italiano. avrei dovuto ritornare all'università, rimettermi a studiare e passare notti in bianco con l'ansia dell'esame.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
ma, alla fine, quegli esami li ho fatti: adesso mi ci trovo dentro fino al collo, forse più di prima, e come un maiale mi rotolo nel mio concio: grugnisco, emetto rumori sgradevoli, urlo, sudo e, a volte (ma solo a volte) puzzo.
io, l'insegnante, mica la volevo fare.
quindi, colleghi miei, quando mi rimproverate perchè i nostri ragazzi non sanno scrivere in italiano corretto, non è certo colpa mia.
andate a lamentarvi con chi, a tempo debito, non s'è occupato nè di far crescere i teneri virgulti, nè di continuare a coltivarli, con competenza, amore e dedizione.
i miracoli son cose da santi.
due-tre li ha fatti anche quel signore là con la barba.
rivolgetevi a loro.
ma non venite da me.
perchè io, l'insegnante come ce l'avete in mente voi, mica la volevo fare.
con gli anni, la gente, matura.
(ok, non si mette la virgola tra soggetto e verbo, ma io posso. come posso permettermi il lusso di dire mica e ma però. lo so che posso, perchè lo faccio con coscienza).
la gente matura ed io, nello specifico, oltre alla maturazione, ho elaborato anche un certo livello di acidità.
profonda acidità.
"la profe è acida perchè non scopa".
ennnnnò.
la profe, questi problemi, mica ce li ha.
la profe è acida perchè, insomma, a lei bonolis è piaciuto un sacco... ma è stato davvero denigrante veder arrivare in finale, alla finale del suo bel festival, il figlio illegittimo di maria, invitata alla serata conclusiva per festeggiare il suo prediletto, l'amico dei piccioni, strumentalizzatore di argomenti profondi al fine di muovere interessi personali e il clone di gigi d'alessio, che canta come gigi d'alessio, si muove come gigi d'alessio, parla come gigi d'alessio, respira come gigi d'alessio.
ecco.
la profe c'ha i maroni che girano, perchè il pubblico come al solito non capisce e non sa e vota bambinetti stonati con un cervello più piccolo di un fagiolino e peruviani che, invece di restare a cantare in piazza durante le feste di natale, si ostinano a interpretare i grandi della musica italiana.
basta, voglio fare il lavoro della maionchi.
il turpiloquio fa già parte del mio modus operandi, sulla permanente so tutto perchè sono figlia degli anni ottanta e un certo orecchio musicale mi pare di averlo.
mi manca un marito produttore, ma su questo ci si può lavorare.
a chi invidia il mio lavoro, senza sapere davvero cosa succede tra quelle quattro mura.
degna di citazione è la figura di merda fatta dalle gnoccoline, che hanno rubato il cellulare al collega adone e gli hanno mandato un vagone di sms porno.
significativa è poi la maleducazione di miss marrakech, opportunista e doppiogiochista, nonchè candidata a una carriera da vera signora del marciapiede, convinta che qualche fusa e un sorriso da pompinara trasformino il suo quattro in una sufficienza.
da segnalare quelli che si stanno ancora chiedendo perchè io abbia tolto loro il saluto e i libri prestati.
marchiato a caldo, invece, il mentecatto che, dopo il filmato straziante con corpi dilaniati e ghigni feroci, invece di ricordare e non dimenticare, ha fischiato e applaudito.
da eliminare gli stronzi di primaE, che mi prendono per il culo e cercano in tutti i modi di piegarmi.
senza cervello, ancora una volta, omettino orchidea, che chiede il mio indirizzo per mandarmi un mazzo di fiori e poi mi pugnala alle spalle rinfacciandomi che io l'italiano non lo so, perchè "m'ha visto, ma non m'ha salutato" non è italiano profe, si aggiorni anche lei.
sempre inutile il deficiente dell'ultimo banco, che ama davvero starmi a sentire, ma poi fa il gradasso e lo spaccone, perchè lui deve mantenere un ruolo.
da accartocciare, infine, il pezzo di merda suo compagno nell'angolo opposto, al quale ho espressamente chiesto di farsi esonerare dalle mie ore e dal quale ho ottenuto un chiaro "lo farò, perchè per me lei può anche morire".
è palese: non si può fare questo lavoro per sempre.
o almeno, io, non sono in grado.
che ci si metta chi non ha passione, chi lo fa perchè vuole avere le ferie quattro mesi l'anno, chi riesce a correggere i compiti guardando solo il risultato in fondo.
lui è fico.
fichissimo.
ed è giovane, elegante e abbronzato.
io ci sto puntando eh... sto scommettendo cifre piuttosto alte.
un appunto, però, io, l'ho dovuto fare: perchè mai la moglie dell'uomo che cambierà le sorti dell'universo, nel giorno dell'incoronazione del marito, ha scelto di vestirsi da gianduiotto caffarel?
mah.
Colorato alle 19:59 di mercoledì, 21 gennaio 2009
non ho mai amato la discoteca.
non l'amavo nemmeno quando ero in età... forse perchè madreteresa era talmente terrorizzata da quel luogo di perdizione che, ogni qualvolta esprimessi la volontà di passare una serata in pista, lei mi redarguiva con parole grosse, prevedendo per me e i miei spudorati amici scene bibliche, lanciando su di noi anatemi liberamente ispirati a sodoma e gomorra o prevedendo per me e i miei compari tragici finali apocalittici.
le sue reazioni, a dire il vero, non hanno mai sortito l'effetto voluto: per evitare di farla piangere e di vederla pentita per aver messo al mondo una figlia così scostumata, ho iniziato a mentire sulla destinazione delle mie serate.
in realtà, madreteresa non aveva poi tutti i torti.
negli anni ho maturato un mio pensiero e sono fermamente convinta che la discoteca sia un luogo da cui stare a debita distanza per diversi motivi:
a. il caldo tropicale: perchè se esco di casa tutta tappata per ripararmi dal gelo polare poi devo entrare in un posto in cui lo sbalzo termico mi obbliga a spogliarmi come fossi su una spiaggia e a mostrare le mie bianche nudità?
b. l'abbigliamento: quando vai in disco non sai mai cosa metterti: primo, per le ragioni del punto uno, secondo perchè sai che per quanto ti tiri ci saranno delle strafighe di dieci anni più giovani di te che ti faranno sentire un cesso ambulante.
c. le scarpe: tacco o no? il tacco fa gnocca, ma se non sei abituata a portarlo rischi di tornare a casa con due gommoni al posto dei piedi. quindi, si sceglie la scarpa bassa, coscienti di incappare nelle situazioni che or ora enucleerò.
d. la bolgia: in disco c'è gente. ce n'è da far paura. tutti spingono e si strusciano e toccano. se non hai un minimo di tacco e sei alta un metro e mezzo, diventi un pratico poggiamano, un elegante tappetino, un simpatico oggettino da rigirare qua e là. ma tieni giù quelle manacce, non mi toccare, non sono tua sorella e nemmeno la tua amante. e chissà mai cos'avrai toccato con quelle manacce luride. sparisci.
e. il sudore: in disco, e questo non fa una piega, ci si va per ballare. il ballo, però, oltre a scatenare i più reconditi impulsi animali di uomini e donne, porta all'effetto "ascella purificata": se sei alta, appunto, un metro e mezzo, hai la fortuna di esaminare le emanazioni di tutte le ghiandole sudoripare del popolo della notte.
f. la sporcizia: sudore, odori, gas corporei, alcol, sputacchi e quant'altro rendono la discoteca un vero e proprio letamaio. impossibile non uscire con qualche blatta nella borsetta e non scambiarla per una liquirizia.
g. la gente: chi frequenta la discoteca? c'è ancora qualcuno che va in questi posti? ebbene sì: in disco c'è un macello di gente, un vero tripudio di umanità: e via allora, si va da quelli che amano davvero ballare, a quelli che vanno ad ascoltare la musica perchè quel zumzum, pare strano, piace; si passa dal gruppo di uomini in calore arrivati apposta per broccolare, al cerchio di donnine che si fanno accalappiare; si va da quello che deve bere fino a spappolarsi il fegato, a quello che si è sacrificato per portare l'amico, restare sobrio e vederlo collezionare, alla veneranda età di 36 anni, figure di merda che nemmeno alle feste delle medie erano più di moda.
cosa dire.
niente, c'è poco da dire.
una volta all'anno è utile fare un'analisi sociologica dettagliata del locus amoenus in questione.
ma vi assicuro, mi basta e mi avanza.
tutto bene fino alla fine della quarta ora: ho consegnato i temi corretti, ci siamo raccontati le nostre vacanze e abbiamo fissato le prossime verifiche di storia e di grammatica.
la quinta ora, poi, il delirio.
in 1E sono grandi.
in prima E sono grandi e col cervello piccolo.
in prima E sono grandi, col cervello piccolo e non ne possono più di ripetere la prima.
in prima E mi tolgono il fiato: sono la mia spada nel cuore, una spina nel fianco... sono i chiodi della croce di nostro signore gesù cristo.
ma in prima E, io, mi diverto un sacco... perchè sono grandi, hanno il cervello piccolo, non ne possono più di ripetere la prima, mi tolgono il fiato, sono la mia spada nel cuore, una spina nel fianco e mi inchiodano come gesù in croce.
mi provocano, rompono le balle, sono attenitssimi a quello che dico, mi fanno le pulci su tutto, vogliono sapere perchè, pretendono attenzioni, dicono un sacco di parolacce e mi chiedono consigli su come mollare la donna di turno.
impegnativi.
ingombranti.
estenuanti.
saròbravo si è dichiarato il primo giorno.
ha detto di amarmi dall'anno scorso, nonostante non fossi la sua professoressa.
saròbravo fa ogni giorno promesse da marinaio: dice che quest'anno si vuole impegnare, che ha bisogno di un pezzo di carta per andare avanti, che starà buono e che cambierà.
dice.
lo dice con così tanto pathos che a volte, ma solo a volte, rischi di credergli.
oggi, saròbravo, m'ha fatto girare i coglioni vorticosamente.
lo sa, come fare.
saròbravo: "i libri che ci ha dato da leggere per le vacanze fanno veramente pena. ne scelgo un altro"
ioprofe: "se riesci a portarmi la tua recensione tra due giorni, per me va bene. e cosa hai scelto?"
saròbravo: " amore 14. l'ho già finito"
ioprofe: "lo sai che ho messo il veto su quell'autore"
saròbravo: "beh, non ci può obbligare a leggere quello che piace a lei... siamo in un paese libero"
ioprofe: "quello non è uno scrittore"
saròbravo: "vuole dirmi che pierdomenico baccalario è uno scrittore??? quel suo PESCI VOLANTI mi ha fatto proprio schifo!"
ioprofe: "certo... pierdomenico baccalario è un bravissimo scrittore e se vuoi proprio saperla tutta tu, PESCI VOLANTI, non l'hai nemmeno aperto"
saròbravo: "e cosa ne sa? e comunque amore 14 è un gran libro!"
e via così, fino alla fine dell'ora.
il tutto urlando come due belve infuriate: io con la vena del collo al limite dello scoppio, lui in piedi esagitato.
al suono della campana, il mezzo uomo, con la scusa più vecchia del mondo, si è messo a ravanare nella sua eastpack, cercando il nulla e aspettando che la ressa se ne andasse.
voleva parlarmi.
da solo.
saròbravo: "scusi prof, ma è un mondo di merda, mia madre mi ha cacciato di casa e sono arrabbiatissimo"
ioprofe: "e te la prendi con me???"
saròbravo: "eh, ma mia madre adesso si deve inginocchiare... ha torto marcio e deve chiedermi scusa..."
ioprofe: "suvvia... non sai fare l'antipatico... non ti viene bene... non sei capace... vedi di tornare da tua madre e fai tu il primo passo"
saròbravo: "è difficile... non so se ce la faccio..."
ioprofe: "ma certo che ce la fai..."
saròbravo: "uffa... è dura..."
ioprofe: "lo sai perchè tua madre ti ha cacciato di casa? perchè leggi i libri di quello là! corri da lei e vai a farti fare due coccole"
se n'è andato con un sorriso.
io pure.
e per la cronaca, PESCI VOLANTI è davvero irresistibile.
Colorato alle 17:57 di mercoledì, 07 gennaio 2009
me la sono voluta.
le verifiche prenatalizie prevedono una correzione natalizia.
evabbeh.
mica si può pretendere di insegnare a scrivere con un test a crocette.
ma io, sta volta, me la sono voluta con i fiocchi.
"Eccomi qui: come ogni giorno, con la solita scusa del bagno, sto vagando per i corridoi della scuola. Non ho voglia di rientrare in classe: la lezione è noiosa e l’insegnante mi tormenta di continuo.
A volte penso che ogni tanto dovrebbe succedere qualcosa di speciale, qualcosa che spezzi la monotonia di questo luogo.
Perso nei miei pensieri, torno lentamente alla mia aula. Una sensazione strana, però, mi travolge come un’onda. Apro la porta e… una scena incredibile si presenta ai miei occhi. Cosa era successo?"
questi maledetti temi di fantasia...
la professoressa era stata rapita dagli alieni
alla professoressa era scoppiata la testa
la professoressa si era trasformata in un mostro
la professoressa era diventata buona
la professoressa era scomparsa
la professoressa era stata legata e imbavagliata dai terroristi
la professoressa era stata picchiata dagli alunni
la professoressa aveva battuto la testa ed era morta
una persona normale, di sicuro, vedrebbe accendersi una luminosissima e frastornante lampadina di allarme.
io, invece, so che in fondo, ma proprio in fondo, negli anfratti più nascosti dei loro sterili cuoricini, mi amano.